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Passare dall'anonimato alla notorietà grazie ai social

16 Giu 2017

Influencer marketing: il fenomeno che ha trasformato perfetti sconosciuti in brand di successo

Che il fenomeno influencer marketing sia uno dei trending topic evergreen è notizia risaputa. Ogni giorno infatti siti web e riviste gareggiano per accaparrarsi l’intervista esclusiva con l’influencer più in vista del momento. Non solo. Da qualche tempo anche i brand si sfidano per strappare alla concorrenza gli influencer.
Tuttavia, per capire come il fenomeno influencer si sia diffuso bisogna far tornare indietro le lancette e fermarle all’inizio degli anni 2000. Fu allora, infatti, che nel nostro Paese iniziarono a spuntare i primi blog. Si scriveva di musica, passioni, interessi e quotidianità. Gli autori si chiamavamo blogger (e non ancora influencer come ora), amavano la scrittura ma vedevano il blog più come un modo per raccontare e raccontarsi, non certo come un trampolino di lancio per guadagnare. Nessuno poteva immaginare che il fenomeno, una decina d’anni più tardi, avrebbe assunto proporzioni gigantesche e, per certi versi, incontrollabili.

Per una decina d’anni il fenomeno è cresciuto. Sono nati diversi blog e gli stessi sembravano destinati a riscrivere le regole dell’informazione online. Poi sono arrivati i social network che, con la forza di un tornado, hanno stravolto tutto. Dal 2010, ecco Instagram. Da lì in avanti infatti il fenomeno influencer è dilagato come non mai. I blog invece? Molti sono rapidamente finiti nel cassetto, altri, quelli più smart, sono stati al passo e si sono trasformati nella vetrina principale degli influencer. Per chi invece non ha saputo cogliere il cambiamento non c’è stato nulla da fare. Non hanno racimolato niente, nemmeno le briciole.

Ma quindi chi sono gli infleuncer? Sono persone che hanno una o più passioni e, grazie alla rete, sono riuscite a distinguersi. E la forte presenza sui social li ha aiutati non poco. Se puntano di più sul make up optano per i tutorial su YouTube, se invece amano la moda preferiscono Instagram. E soprattutto le Instagram Stories  E’ vero, dopo 24 ore spariscono ma, rispetto a Snapchat, sono legate ad un social, che mette in rete milioni di foto e valanghe infinite di visual communication, la leva migliore nelle strategie marketing. Un po’ come a voler dire: qualsiasi cosa per esistere non solo deve essere online. Si deve vedere. Sempre.

Queste dinamiche le conoscono bene gli influencer e le conoscono bene i brand. Ogni giorno infatti i brand provano a costruire storytelling che siano in grado di emozionare (qui il nostro articolo sul potere delle emozioni e del neuromarketing). E cercano di farlo meglio dei competitor.

Detto questo sembrerebbe quindi che il mondo degli influencer sia una favola. Invece, è utile ricordarlo, anche l’influencer marketing presenta i suoi problemi.

Tra questi, un campanello d’allarme. Si sono moltiplicate infatti le discussioni in merito alla “pubblicità occulta” ad opera di influencer e brand. La prima segnalazione all’Antitrust è stata quella che ha denunciato alcuni vip, rei di aver abusato dei rispettivi profili per pubblicizzare prodotti. E’ infatti proprio questo il tema caldo: non esiste ancora una normativa ad hoc che regolamenta le “sponsorizzazioni” sui social network.
A tal proposito Igersitalia ha riunito dei professionisti per creare un progetto volto alla regolamentazione delle attività promozionali. L’obiettivo è quello di arrivare ad un disegno di legge da presentare in Parlamento. Un obiettivo che evidenzia quanto il fenomeno dell’influencer marketing sia in evoluzione.

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